Progetto interdisciplinare realizzato dagli alunni della classe V

Della Scuola Primaria di Castorano a.s. 2023\2024

INDICE

 

  • Fonti scritte………………………………………….       p.3
  • Il territorio dei Piceni………………………………..   p.4
  • Organizzazione sociale………………………………  p.6
  • Le attività economiche………………………………. p.8
  • La religione dei Piceni………………………………   p.11
  • L’ambra………………………………………….….          p.12
  • Abitazioni……………………………………………        p.13
  • Utensili……………………………………………..          p.13
  • Usi e costumi dei Piceni………………………….…  p.14
  • Alimentazione……………………………………….      p.14
  • Abbigliamento………………………………………      p.14
  • La donna picena…………………………………….      p.15
  • Le fasi dell’artigianato piceno…………………….. p.17

 

LE FONTI SCRITTE

Alcune delle principali fonti scritte che forniscono informazioni sui Piceni provengono dai Greci e dai Romani, i quali avevano maturato ammirazione per questa civiltà, come Plinio e Strabone.

Altre informazioni provengono dalle incisioni rinvenute sui reperti stessi.

Rispetto ad altre civiltà, i Piceni non scrivevano molto, infatti, sono state ritrovate solo 30 fonti scritte dirette (scritte da loro).

Tra esse sono state recuperate 238  “ghiande”, proiettili su cui erano state fatte delle incisioni, utilizzati durante la guerra contro i Romani (264 a. C.) su alcuni dei quali era stato scritto: “Mira al sedere”.

A Castignano si trova una copia, effettuata dai Greci, della scrittura Picena.

 

IL TERRITORIO DEI PICENI

La regione Picena nell’ Italia centrale alterna paesaggi da montagne nell’entroterra alla costa Medio-Adriatica; questo è la zona in cui la cultura Picena si sviluppò.

I fiumi diretti dai monti al  mare, hanno scavato valli profonde.

Nel paesaggio ci sono linee costiere, catene collinari e i monti che si estendono tra l’Abruzzo settentrionale e le Marche meridionali.

I passi Appenninici permettevano comunicazioni con le regioni bagnate dal Mar Tirreno, come quelle abitate dal popolo Etrusco (Lazio settentrionale e Toscana); le comunicazioni erano accessibili nelle stagioni calde altrimenti i Piceni sarebbero stati bloccati dalla neve.

Gli insediamenti erano stabiliti nelle valli perché avevano migliori possibilità di collegamento e perché il clima era più mite.

Le posizioni preferite degli insediamenti erano i pianori affacciati sui corsi fluviali.

Lo sviluppo dei centri abitati era determinato dalle caratteristiche del territorio; principalmente, infatti,  si sono sviluppati in valli come: il centro di San Severino e la valle del Potenza, una delle più ricche del popolo dei Piceni.

L’ambiente prevalentemente montuoso ha ostacolato la formazione di centri urbani, gli insediamenti erano infatti a carattere rurale, ovvero villaggi.

Carta geo storica sui principali insediamenti Piceni

ORGANIZZAZIONE SOCIALE

I Piceni erano un popolo discendente dalle tribù dell’ Asia centrale e dai Sabini , che erano un popolo stanziato sulla dorsale appenninica.

I Piceni ripresero le loro stessa usanze e abitudini.

Erano divisi in tribù indipendenti, come la maggior di indoeuropei che si stabilirono in Italia.

Con il  passare del tempo si stabilì un’ organizzazione patriarcale e piramidale, in  cui la popolazione era divisa in clan, ciascuna Le  tribù erano dominate da un’ aristocrazia,  governata da un capo.

Le varie tribù erano formate da diverse stirpi, ma avevano in comune la stessa lingua e le tradizioni.

I Piceni non hanno mai raggiunto un unità politica, come accadde ai Greci a causa della conformazione montuosa  del territorio.

Anche la loro organizzazione sociale ed il tipo prevalente di insediamenti non sembrano quelle di un popolo di commercianti.

Nell’ ultima fase ci furono altri ceti emergenti molto importanti, come quelle dei commercianti, essendo divenuto il commercio l’ attività fondamentale per i Piceni.

I Piceni erano, inoltre, dei guerrieri coraggiosi, lo attestarono gli stessi Romani,  ma non bellicosi.

Fu sufficiente la battaglia di Ascoli avvenuta nel 268 a.C per consentire ai Romani di porre fine alla civiltà Picena e al popolo dei Piceni.

 

LE ATTIVITA’ ECONOMICHE

All’ inizio del quinto sec. a.C.  i Piceni erano diventati degli abili commercianti. Infatti stabilirono delle linee di scambio con l’ Oriente e l’ Europa centrale.

 Verso il quarto sec. a.C.  il commercio per i Piceni  divenne ancora più importante, iniziarono a scambiare  vasi bronzei, armi difensive e bardature (protezioni difensive), attraverso il Mar  Adriatico, dove si trovavano dei porti diretti alla Grecia, dove iniziarono processi di acculturamento.

I Piceni controllavano le vie del commercio con l’ Etruria; il commercio per i Piceni favorì lo scambio d’ idee con altri popoli. Esso favorì anche l’ artigianato, perché i Piceni iniziarono ad impiegare tecniche di lavorazione più sviluppate, come i vasi fatti col tornio; prima erano realizzati a mano. Gli archeologi riuscirono a capire che alcuni vasi erano realizzati col tornio, perché erano più lisci di quelli fatti a mano, nei quali si possono notare le impronte digitali.

Per commerciare con la Grecia i Piceni passavano per il Mar Adriatico e il Mar Mediterraneo.

Oltre al commercio i Piceni praticavano l’ agricoltura, essi coltivavano soprattutto viti, ulivi e frutta in generale; l’ agricoltura era molto praticata dove il territorio era in gran parte pianeggiante.

 I Piceni erano dei bravi allevatori di pecore; praticavano una pastorizia arcaica, cioè si spostavano continuamente tra le montagne e le valli.

Erano degli abili artigiani, soprattutto di bronzo: costruivano monumenti e statue  come il guerriero di Capestrano,  rinvenuto nella città dell’ Aquila, che si trova in Abruzzo.

Il commercio per i Piceni era florido perché si trovavano in un posto favorevole per esso, affacciandosi sul Mar Adriatico. I Piceni riuscirono a commerciare con la Slovenia e le Alpi a nord. Essi erano, dunque, un popolo di mercanti, adottavano una struttura architettonica e urbanistica molto semplice e riuscirono a facilitare scambi economici e culturali tra le diverse civiltà.

 

Principali rotte commerciali del popolo dei Piceni

LA RELIGIONE DEI PICENI

La religione Picena non era tanto diversa rispetto alle religioni degli altri popoli Italici.

La dea madre, divinità principale per molte civiltà del periodo, era onorata  anche dai Piceni. La dea Madre era chiamata “Dea Cupra”.

Il suo nome ha origine antiche: gli storici hanno ipotizzato che derivi dalla lingua Sabina Cupra (il cui nome è “Ciprum” che vuol dire buono) e dalla lingua latina ”Cupio”, che vuol dire desiderare.

La dea Cupra è una madre Terra, presenta aspetti protettivi, salutari, materni , ma è anche guerresca e marinara.

La sacralità della dea Cupra si rappresenta, soprattutto, nel culto delle acque, che erano generose di fecondità e vita.

Queste acque erano ritenute salutari, soprattutto per donne che avevano partorito o donne che avevano patologie utero-intestinali ed erano utilizzate con riti purificatori.

Quest’usanza riconduce alla produzione degli anelloni a sei nodi, che venivano indossati, intorno al bacino,  anche delle defunte e potevano esprimere la devozione alla “Dea Cupra”.

 

L’ AMBRA

L’ ambra è conosciuta come sostanza divina  dalle leggende Greche. Eschilo nel sesto sec. a.C. ci raccontò l’ origine dell’ ambra:  l’ autore scrive della disperazione dell’ Eliadi, le figlie di Elio, le quali assistendo alla  morte del fratello Fetonte, vengono trasformate da Zeus in pioppi, la cui resina credendo rappresentasse le loro lacrime.

L’ ambra secondo altre leggende è derivata dalle lacrime degli uccelli marini.

L’ ambra è ricercata  in tutto il Mediterraneo  ed è pervenuta in grandi quantità attraverso rotte mercantili, giungeva nel Mar Baltico e arrivava nei paesi del Mediterraneo. L’ ambra era apprezzata dai Piceni per la mancanza dei minerali.

Nel VI sec. a.C. il Piceno assunse  un ruolo importante nel commercio dell’ ambra. L’ insediamento di Numana, verso  la metà del  VI sec., acquisì un ruolo importante  nel commercio e divenne il porto più importante dell’ Adriatico. Attraverso queste rotte, i Piceni commerciavano oggetti sofisticati in ambra,  reperti riscontrati spesso nei corredi funebri.

 

ABITAZIONI

I Piceni costruivano case in pietra, d’argilla e in marmo, in quanto il territorio montuoso del Piceno era ricco di queste risorse.

 Le loro case erano dotate di cantine in cui si depositavano tutti cibi, erano costruite su un solo piano. Fuori dalle case c’erano la bottega, da una parte c’era la fornace, in cui si mettevano a cuocere i vasi d’argilla per qualche ora.

 

UTENSILI

I Piceni utilizzavano vasi in terracotta e in argilla per trasportare liquidi e cibi.

Realizzavano armi e utensili in bronzo e in ferro: armi difensive come la

spada a scimitarra o bardatura come l’elmo a bottone. Sono state rinvenute dagli archeologi, inoltre, molti  missili usati durante la guerra contro i Romani.

Gli artigiani, originariamente, non usavano il tornio, ma lavoravano l’argilla a mano, come si evince dalle impronte digitali rinvenute su vasi ed anfore.  Essi realizzavano ed utilizzavano anche tazze e ciotole.

 

USI E COSTUMI DEI PICENI

Come tutte le popolazioni che da nomadi divennero sedentarie, anche i Piceni acquisirono usi e costumi tipici, anche in base alla conformazione geologica del territorio ed alle risorse che questo offriva.

 

ALIMENTAZIONE

I Piceni mangiavano arrosticini di pecora, infatti, gli archeologi hanno ritrovato resti di bovini in prossimità degli insediamenti. Oltre alle pecore mangiavano grano, orzo, frutta e verdura. I Piceni mangiavano con piatti di legno o di coccio,  conservavano e trasportavano i cibi e i liquidi in vasi di terracotta.

 

ABBIGLIAMENTO

Le donne Picene indossavano tuniche di lana, infatti, i Piceni utilizzavano macchine per filare, indossavano gioielli come l’anellone a sei nodi,

 

una sorta di amuleto realizzato in onore della dea Cupra, o il pendaglio pettorale che è realizzato in bronzo che rappresenta la Barca Solare.

Nella tomba della regina di Castignano, infatti, furono ritrovati gioielli e oggetti in bronzo, metallo e ambra.

 I guerrieri  indossavano sotto al braccio sinistro, legata, una protezione al cuore e avevano uno scudo lungo.

 

LA DONNA PICENA

Le donne picene non si limitavano a custodi del focolare domestico, bensì godevano della loro libertà, come in Etruria e nel Lazio. Non dovevano lavorare a casa, ma potevano partecipare alla vita pubblica.

Nella società la madre la associavano la collettività della famiglia.

Le donne di alto rango venivano seppellite in tombe sfarzose, le ricche inumazioni evidenziano l’ alto rango.

Una testimonianza sono i ritrovamenti avvenuti in una tomba a Sirolo- Numana, conosciuta anche come TOMBA DELLA REGINA, composta tre tipi di fossati circolari adiacenti.

La veste della defunta era ricamata di pasta vitrea e frammenti di ambra, a rappresentare raffinatezza.

Il grande numero di conchiglie cipree con cui erano creati i monili, ha dato origine  a scambi commerciali.

Nei corredi funebri sono state rinvenute molte fibule, leoni scolpiti nell’ ambra, l’ anellone a sei nodi e carri a due ruote in almeno dieci tombe.                                                                      

Le inumazioni, contenenti le spoglie femminili, contenevano anche elementi  tipicamente maschili come la lancia, a dimostrazioni del ruolo che la donna aveva nel popolo.

Alcune rappresentazioni di combattimenti, infatti, come le decorazioni sui vasi, riportavano la presenza della donna anche nella sfera militare. Queste sono conosciute come “TOMBE DALLE AMAZZONI”.

 In un orizzonte di così larghe vedute, nei Piceni si riscontra una parità di genere che anticipa molto il pensiero moderno.

 

FASI DELL’ARTIGIANATO PICENO

 Piceno I – IX sec. a.C.

La nascita e la diffusione della civiltà picena segnano nelle marche il passaggio dall’Età del bronzo a quella  del Ferro.

Nella prima fase, le necropoli e gli abitanti piceni mostrano un passaggio graduale tra queste due età.

Le testimonianze archeologiche di questa prima fase mostrano una concentrazione della popolazione  nella  zona costiera e in particolare nell’ area del Conero (Ancona, Numana,  Camerano, Osimo) e del belvedere, tratto di costa alta di Porto Sant’ Elpidio;

Reperto-guida di questa fase è il kothon, piccolo vaso di terracotta  tipicamente piceno, a forma globulare schiacciata, con bocca stretta ed una sola ansa.

 

 

“Piceno II” – VII secolo a. C.

Le testimonianze archeologiche testimoniano una diffusione della civiltà Picena verso Nord, fino alla parte settentrionale delle Marche, dove è stata ritrovata la ricchissima necropoli di Novilara, sino ad oggi l’unica scavata integralmente e che ha potuto godere di una pubblicazione completa dei risultati dello scavo.

La fase è caratterizzata da un grande sviluppo della metallurgia, testimoniata anche da oggetti tipici Piceni, come le armille a spirale in lamina e i pettorali a barca solare ornitomorfa, ossia con sembianze di anatra selvatica, ricchi di significati simbolici.

In questa fase compaiono i primi utensili in ferro: spade e coltellacci.

Alcuni oggetti metallici testimoniano le relazioni con l’opposta sponda Adriatica; come le fibule ad occhiali, accompagnate da una vasta gamma di tipologie di fibule in ogni dimensione, appaiono come elementi caratterizzanti degli ornamenti femminili Piceni.

 

“Piceno III” – tra il VI e il VII secolo a. C.

L’area di diffusione della fase coincide con tutte le Marche; si osserva una concentrazione di testimonianze nelle zone a ridosso dell’Appennino, caratterizzate dalla cultura orientalizzante, ovvero cultura influenzata dall’ oriente del Mar Mediterraneo: Egitto, Siria, Asia Minore.

Gli scambi commerciali avvenivano principalmente attraverso gli importanti porti di Ankòn (Ancona) e Numana.

Inoltre sono caratteristiche di questa fase le importazioni di oggetti Etruschi, realizzati con uno stile simile a quello orientale. Tipiche le tombe a tumulo e le sepolture a circolo; in queste tombe gli inumati sono accompagnati dal proprio carro da guerra.

I centri più noti dell’orientalizzante Piceno sono situati nei pressi dei valichi appenninici e sono legati al commercio con gli Etruschi.

I reperti più noti sono: l’Oinochoe, realizzata utilizzando un uovo di struzzo,  il coperchio rappresentante la danza intorno al totem, i carri da guerra.

 

Oinochoe a bocca trilobata

Nel Piceno il periodo orientalizzante inizia intorno la metà del VII secolo.

Nonostante le influenze esterne, l’arte locale è comunque fiorente ed è caratterizzata dalla tendenza a sintetizzare le figure umane ed animali sino a renderle quasi astratte; tipici esempi sono i dischi a corazza, decorati con figure umane accostate ad animali fantastici.

Inizia anche la produzione di ceramiche straordinarie per varietà e fantasia formale.

Anche la metallurgia produce oggetti di grande originalità, come i pettorali decorati da figure umane legate insieme da anelli; un altro oggetto dell’abbigliamento femminile è il “ Disco-Stola”.

 

“Piceno IV”  – VI e V sec. a. C.

Risalgono a questo periodo alcuni degli elementi più tipici e noti della civiltà Picena. In particolare essi sono: le iscrizioni sud-picene, la statuaria monumentale di Numana e Capestrano, la straordinaria ricchezza e varietà delle fibule e gli enigmatici anelloni a sei nodi, assurti nei primi anni del novecento, a simbolo dell’ intera civiltà Picena.

Come materiale tipico di questo periodo si può considerare l’ ambra, con la quale si realizzano in questa fase gli oggetti più noti provenienti dal Belmonte Piceno.

Si è identificata una via dell’ ambra che dal Baltico giungeva sino alle coste del Piceno, dove la resina fossile era molto apprezzata, anche per le caratteristiche che la mettevano in relazione con la simbologia solare.

Nel secolo scorso i Piceni sono stati chiamati, infatti, anche “popolo dell’ ambra”, il loro stesso nome era stato messo in relazione con il latino pix – picis, ossia ambra.

Le armi sono, in questo periodo, ormai tutte di ferro e presentano una grande varietà in continuo aggiornamento (si ricorda lo spadone e scimitarra, tipo machaira e gli elmi con rilievi a forma di corna di animale). Continua la produzione di dischi –corazza, fortemente influenzati dall’ arte greca.

Disco corazza periodo orientalizzante

 

“Piceno V” parte media e finale del V sec. a.C. (470-inizio del IV sec. a.C.)

La caratteristica archeologica dominante in questa fase è l’importazione della ceramica greca a figure rosse, che, attraverso i porti di Numana e Ancona, si è diffusa, poi, in tutto il Piceno.

Infatti risulta eccezionalmente ricco il rinvenimento di vasi provenienti da Numana, spesso caratterizzati da raffigurazioni mitologiche.

Tale abbondanza si spiega con il fatto che, dopo la battaglia di Alalia nel 540 a.C., i Cartaginesi e gli Etruschi impedirono alla Grecia di commerciare, favorendo, in tal modo, il commercio tramite le città di Numana e Adria.

 Dai reperti archeologici risulta, inoltre, che una particolare forma di ceramica veniva prodotta appositamente per i Piceni: il Piattello ad alto piede, una specie di alzata, un piatto con un piccolo piedistallo. Alcuni archeologi pensano che fosse stato usato per durante i banchetti un prodotto tipico piceno: le olive.

 

 “ Piceno VI” durata IV e V sec. A.C.

Il “ Piceno VI” è l’ ultima fase archeologica della civiltà Picena e interessa il IV e una piccola parte del III sec. A.C., sino alla Battaglia del Sentino; questo evento segna infatti convenzionalmente, secondo l’ archeologia, il dissolvimento  della cultura Picena, che da quella data è assorbita gradualmente all’ interno di quella Romana.

Naturalmente anche dopo tale data,la storia dei Piceni continua, anche se la sua vitalità si esprime non più tanto a livello culturale (e dunque archeologico), quanto nell’ importante ruolo che essi ebbero durante la romanizzazione della costa adriatica.

Altro evento che contribuì a modificare l’ equilibrio etnico del territorio Piceno fu l’ arrivo di Greci, provenienti da Siracusa, che fondarono la colonia Ankòn  (Ancona) che assorbì il precedente villaggio Piceno.

La cultura Picena proprio in questo periodo produsse una tipologia vascolare di grande originalità, definita dagli archeologici “ ceramica alto – adriatica”, caratterizzata da figure  femminili viste di profilo, talmente stilizzate da ricordare alcune forme di arte moderna.

 

Ceramica Alto – Adriatica

I Piceni sono stati  descritti da molti importati autori greci e romani, come Plinio e Strabone, come un popolo valoroso, coraggioso, attivo dal punto di vista culturale ed artistico, tanto che Roma stessa, a più di due secoli dal suo trionfo sui Picentes, rese eterna la fama del popolo che nel 269 a.C. aveva osato sfidarla nella vaga speranza di rimanere indipendente, assegnando il nome di Picenum alla regio V augustea, l’attuale territorio occupato dalla provincia di Ascoli Piceno.

 

Si riportano le foto dei reperti Piceni appartenenti alle diverse fasi dell’artigianato,  che abbiamo avuto modo di osservare da vicino durante la visita al Museo Archeologico di Ascoli Piceno.

 

 

Il progetto  che abbiamo portato avanti ha previsto anche attività laboratoriali, come la realizzazione in carta di modelli  dell’ elmo e della cista, oggetti caratteristici della civiltà dei Piceni. 

 

 

Il progetto intitolato Viaggio Nel tempo con i Piceni, portato avanti dagli alunni della classe classe quinta della scuola primaria di Castorano si è concluso in un momento collegiale Durante il quale  gli studenti hanno Illustrato agli alunni delle altre classi ciò che hanno appreso, attraverso una presentazione realizzata interamente da loro, mettendo in atto tutte le competenze acquisite Durante il loro percorso formativo.

 

 

CLASSE 5^ SCUOLA PRIMARIA CASTORANO

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